In visita al Villaggio SOS di Bengaluru

La scorsa estate un nostro volontario ha visitato insieme alla sua famiglia il Villaggio SOS di Bengaluru (Bangalore), in India. Vi proponiamo il suo racconto di questo emozionante incontro.

Il 13 agosto con la mia famiglia alle ore 11.00, con un’ora di ritardo a causa dell’enorme traffico che caratterizza la città, arriviamo davanti all’ingresso del SOS Children’s Village Bangalore, dove la città termina per dare spazio a un meraviglioso resort tropicale.

Ci accoglie la signora NagaLaksmi, addetta alla ricerca fondi. Ci fa accomodare nel suo ufficio, ci presentiamo, consegniamo la lettera di presentazione di Miro (Direttore del Villaggio SOS di Saronno), sottoscrivo il codice di comportamento da tenere all’interno del Villaggio, lascio come omaggio del Villaggio di Saronno la maglietta gialla dei “Cugini SOS”, i volontari del nostro Villaggio.

Chiedo se posso scattare delle foto: mi dice che potrò fare delle foto nel Villaggio ma non nelle case. Non dovrò pubblicarle sui social, non dovrò farle vedere ad amici, potrò solo farle vedere al Villaggio SOS di Saronno. Si capisce subito che qui il tema della privacy è molto sentito.

Chiarite le regole da osservare ci addentriamo nel Villaggio, veramente bello, unico fastidio i mosquitos che a causa della folta vegetazione sono più numerosi che nelle altre zone della città.
Incontriamo una prima costruzione che ospita la biblioteca, l’aula musicale e la sala computer.
Vediamo poi il mezzo busto nero di Hermann Gmeiner: il colore e il bindi sulla fronte fanno di lui una versione indiana.

Mentre camminiamo Nagalaksmi ci dà una serie di informazioni sul villaggio che è così composto:

  • 16 case con 10 bambini ciascuna per un totale di 160 bambini/ragazzi
  • 1 mamma SOS per ogni casa
  • 4 zie SOS per l’intero villaggio che supportano le mamme in situazioni di difficoltà
  • 4 psicologi, ognuno ha 4 case assegnate, quindi 40 bambini
  • 1 assistente del direttore
  • Il direttore

Tutte le persone menzionate vivono all’interno del Villaggio con le loro famiglie, ognuna in una propria casa.

NagaLaksmi ci spiega che il Villaggio di Bengaluru sopravvive grazie alle donazioni, alle rette dell’asilo interno frequentato dai bambini della zona e agli affitti delle camere della Community House messe a disposizione per i ragazzi degli altri Villaggi indiani che studiano a Bengaluru.
Oltre a questi introiti ci sono anche i contributi del SOS Internazionale, che però ha chiesto al Villaggio di Bengaluru di rendersi indipendente entro il 2020.

Entriamo finalmente in una delle 16 case, ci accoglie la mamma SOS che subito ci offre un caffè (che in India è sempre un caffè-latte) e un te per chi non beve caffè. La casa è accogliente e come sempre in India molto colorata.

Ci spiegano che la mamma SOS si prende cura dei bambini, gestisce il budget della casa e nei rapporti con l’esterno si presenta come la vera mamma dei bambini.

Nelle scuole solo i presidi conoscono la situazione reale, ai professori viene invece nascosta perché ci spiegano che quando in passato la conoscevano, se due bambini litigavano veniva punito (il gesto della mamma dice schiaffeggiato) sempre e solo quello del Villaggio.

Chiedo da quali situazioni provengono i bambini del Villaggio e mi dice:

  • 75% orfani
  • 15% con genitori con malattie incurabili
  • 10% hanno solo il papà che vive con una compagna che non è la mamma e che non vuole prendersene cura

A tutti viene data la possibilità di studiare fino al college.

Nella casa c’è una simpatica tavoletta dove compaiono i nomi dei ragazzi cresciuti lì e ora adulti: per ognuno di loro è riportata l’occupazione attuale.  Anche in India il Villaggio non dimentica i suoi ragazzi.
Qui il problema del lavoro è meno pesante che da noi, i ragazzi che studiano o che sanno fare qualcosa trovano facilmente lavoro.

Mentre Nagalakshmi ci spiega queste cose la mamma SOS si limita quasi esclusivamente ad ascoltare e quando le dico che lì come in Italia le mamme SOS dicono poche parole ma fanno tantissime cose fa un sorrisone.

Ringraziamo, salutiamo la mamma SOS e lasciamo la casa.

Torniamo nell’ufficio di Nagalaksmi, le permettiamo di portare a termine la sua missione facendo una piccola donazione, salutiamo e lasciamo il Villaggio.

NOTA: le fotografie utilizzate nell’articolo sono state prese dal sito del Villaggio SOS di Bengaluru.