La quotidianità ai tempi del Coronavirus

Il Coronavirus non ferma il Villaggio ma obbliga a ricreare la quotidianità, in un tempo in cui siamo tutti costretti in casa e in cui non è più possibile distinguere il tempo libero da un tempo occupato da attività.

A due educatrici è stato chiesto di occuparsi di un progetto proprio con questo scopo. Ce lo raccontano loro in prima persona

Ci è stato chiesto di progettare un supporto per affiancarci al lavoro degli educatori, svolgendo, però, un ruolo differente: infatti, l’obiettivo del progetto è portare i bambini e i ragazzi fuori dalle mura di casa, incontrando persone diverse, negli spazi comuni e nel giardino del Villaggio, per svolgere i compiti assegnati dagli insegnanti e anche altre attività ludico-creative. I ragazzi e i bambini possono partecipare liberamente alle varie attività proposte. 

Ci siamo trovate in difficoltà, inizialmente, nel riuscire a organizzare nuove attività, inserendole nella routine, già prestabilita, del villaggio. Dopo più di un mese in cui i ragazzi non erano più abituati ad avere degli orari fissi in cui svolgere precisi compiti, è stato faticoso riportarli a una standardizzazione del tempo della giornata, che ha l’obiettivo di ricreare una sorta di normalità della quotidianità.

Dopo alcuni incontri di programmazione con i Coordinatori delle Case, è stato proposto un “tempo-scuola”, che si spalma sull’intera mattinata, dalle 9 alle 13, a cui i bambini e i ragazzi, a turno, partecipano secondo i bisogni: chi deve svolgere esercizi, chi invece segue lezioni on-line e chi ha necessità di un accompagnamento nello studio. Poiché siamo in due, ognuna di noi può seguire un ragazzo alla volta, mentre gli altri svolgono attività scolastiche con il supporto degli educatori.

Durante il pomeriggio, all’incirca dalle 15 alle 17.30, vengono proposti giochi e laboratori. I giochi proposti sono di squadra come bandiera, scalpo, calcio seduto, pallavolo… e altri giochi (come ce l’hai, nascondino, mosca cieca, caccia al tesoro) che valorizzano le loro capacità. Per quanto riguarda i laboratori abbiamo ideato insieme un cartellone per esporre il programma settimanale e una “storia illustrata” inventata, disegnata e poi anche rappresentata da loro; abbiamo creato un telo con una frase che esprimesse la loro esperienza odierna riguardo il dover stare all’interno del Villaggio senza poter uscire; e sono stati proposti sia laboratori di ginnastica sia di danza e, in particolare, con i più piccoli è stato svolto un laboratorio di pittura con le mani per sperimentare il senso del tatto.

Alcuni dei bambini più restii a partecipare alle attività proposte durante la giornata, vedendo che gli altri tornavano a casa molto contenti ed entusiasti, hanno cambiato idea e ci hanno detto che avrebbero voluto venire anche loro. E noi siamo molto orgogliose di questo!

Alla conclusione delle attività del pomeriggio, si vive un momento di convivialità tutti insieme, con una merenda condivisa.

Durante il weekend, possono essere proposte attività di tipo ricreativo, quali ad esempio, karaoke, just dance, la visione di un film.

La nostra esperienza personale è iniziata cercando di metterci in relazione con i bambini e in continuo confronto con educatori e direzione, particolarmente con le educatrici residenziali e semi-residenziali delle due Case.

Appena conosciuti, i ragazzi e i bambini, hanno mostrato qualche difficoltà nella relazione, anche se noi eravamo viste come una novità, quindi erano anche incuriositi dalla nostra presenza; però con il passare del tempo, si sono aperti, cercandoci anche nei momenti non organizzati: ad esempio, spesso vengono a trovarci, con nostra sorpresa, durante la pausa del pranzo, oppure, dopo il pomeriggio di attività, curiosi vengono a osservarci in casa.

Sono state, poi, sorprendenti alcuni riscontri da parte loro: ad esempio quando una bambina finalmente è riuscita a svolgere dei compiti in autonomia, che poi sono stati semplicemente visionati da noi, contrariamente a quanto ci aspettavamo data la sua continua ricerca di sostegno; oppure quando una ragazza, mentre studiava francese, leggendo “Route Diderot” si è ricordata che quest’ultimo è il nome di un personaggio storico di cui aveva appena studiato!

Abbiamo accettato questa proposta come sfida per noi stesse nello sperimentarci in questa realtà e cercando di utilizzare questo tempo di quarantena in modo utile ed educativo per gli altri.

Daniela e Caterina